Alessio Di Benedetto Lucia Petitti VIAGGIO DI UN ARTISTA NEL TEMPO La via della terra di mezzo

Nel mese di Maggio 2013, in occasione del bicentenario della nascita di Richard Wagner, è uscito nella versione cartacea e in e-Book (ECIG, Genova), La via della Terra di Mezzo-Viaggio di un artista nel tempo, un romanzo storico che applica il principio d
Nel mese di Maggio 2013, in occasione del bicentenario della nascita di Richard Wagner, è uscito nella versione cartacea e in e-Book (ECIG, Genova), La via della Terra di Mezzo-Viaggio di un artista nel tempo, un romanzo storico che applica il principio d

1.DALLE BARRICATE DI DRESDA

 

 

L’uomo privilegiato politicamente ed economicamente

è un uomo intellettualmente e moralmente corrotto.

È questa una legge sociale che non ammette eccezione.

Michail Bakunin

 

 

 

Che anni meravigliosi, quegli anni 1848-49! Marx ed Engels scrivevano il Manifesto del partito comunista. Un fermento di vita rivoluzionaria pervadeva ogni angolo dell’Europa. Città come Parigi, Vienna, Praga, Monaco, Berlino e Dresda erano in subbuglio. La nuova generazione della Junges Deutschland o dei giovani tedeschi non sopportava più un’aristocrazia incapace, violenta, ignorante e sfruttatrice. L’arte non poteva rinascere in un mondo tanto corrotto. Così decisi, già dal 1843 di entrare a far parte della “Società patriottica” o Vaterlandsverein. La mia formazione politica progredì velocemente per un quinquennio. Fu come se tali concetti fossero già presenti nei miei drammi e che il contatto con politici di professione ne avesse chiarito le prospettive sociali.

Il 14 giugno del 1848, un’ovazione irrefrenabile accompagnò il mio discorso al teatro dell’opera di Dresda, all’urlo di WAG-NER!, WAG-NER!, WAG-NER! Più di tremila persone si accalcavano per acclamare le mie infuocate parole che mi costarono la mancata rappresentazione dell’opera Rienzi. Che strana rivoluzione avevo davanti a me, una rivoluzione guidata da artisti e uomini di pensiero contro il privilegio, una rivoluzione dell’intelletto contro l’intrallazzo, una rivoluzione contro il potere costituito per discendenza regale. Tra il pubblico erano presenti i miei amici e sostenitori dell’arte dell’avvenire: l’architetto Semper, il rivoluzionario Bakunin, il compositore August Röckel, Georg Herwegh, Heubner e chissà quanti altri che oggi sfuggono alla mia memoria… E mentre mi accingevo a pronunciare le prime frasi, un silenzio irreale avvolse la sala, come se gli Dèi germanici parlassero da un altro mondo, invitandoci a riflettere sulla nostra misera condizione attuale. Le mie parole iniziarono in sordina, quasi come negli accordi iniziali del mio dramma musicale L’Oro del Reno, per poi innalzarsi a urla di battaglia contro un mondo ingiusto:

«C’è un aspetto dell’esser tedeschi alquanto curioso, sapete. Noi possiamo prendere una canzone, come “Fra prati e boschi” e metterla in musica in modo tale da scioglierci tutti in lacrime. Eppure, quando ci guardiamo intorno e vediamo, invece di una patria unita, un guazzabuglio di 34 regni e principati, restiamo inerti. I nostri occhi rimangono asciutti. I nostri cuori non si gonfiano di sdegno. Perché? Perché? Siamo misera gente dalle minuscole menti? Dei meri servi? Sottomessi e soggiogati dai nostri maggiori?

A queste persone, ai nostri governanti io dico: Rinunciate ai vostri titoli e a tutti i vostri privilegi! Anche noi, gente qualunque, abbiamo degli antenati. E sebbene non avessero titoli, non furono certo i guardiani dei porci della ben nota favola. Le loro gesta audaci, il loro vassallaggio, le loro sofferenze sono scritte in lettere di sangue. Il loro sangue sarà la nostra bandiera.

Due fronti si sono delineati in Europa. Il grido che si leva da uno è repubblica. Il grido che risuona dall’altro è monarchia.

Monarchia: Che cosa vedete? Vedete una turma cieca e corrotta. I governanti di Hessen, di Baviera, di Prussia. E che dire del nostro stesso re? Io, il suo maestro di cappella oso dirgli questo: Diventa un principe sensibile ai nostri consigli. Bandisci gli smidollati Junkers e le loro svenevoli dame. Consulta il popolo libero, il popolo tedesco. I più nobili tra i suoi figli, simili a Dèi. Non servi in livrea o schiavi dell’altrui capriccio, ma uomini eletti e liberi. Ognuno con il suo voto. Le menti rese più forti dalla consapevolezza del nostro passato: i miti e le leggende e la religione della Germania. Che lui, il nostro re dica: “Io dichiaro la Sassonia uno stato libero”. Che allontani i sicofanti che lo circondano. E se non lo farà, avvertitelo con le parole di Cristo: “Se la tua mano destra ti offende, tagliala… tagliala… tagliala via”. La nostra patria si chiama Germania. Amatela sopra ogni cosa. E più con le azioni che con vane parole».

 

 

(...)

Dopo tutti i contrattempi molto rischiosi, che avevo vissuto quella giornata maledetta, non sapevo più a chi credere. Il sogno di una Sassonia democratica, con un parlamento eletto dal popolo, tramontava miseramente. Frastornato com’ero dal miasma densissimo, dalle urla di donne e bambini che correvano da ogni parte e dalle cannonate che disintegravano le abitazioni e i corpi dei malcapitati, fu per me sinonimo di salvezza sentirmi chiamare per nome. Visto il mio palese sconcerto, lo sconosciuto continuò ad espormi il suo programma di massima. La sua voce era adesso più calma, ma ancora un po’ velata dall’emozione e dalla corsa:

«Ho un salvacondotto che terrà lontano i controlli dei gendarmi, maestro Wagner. Me lo ha fatto recapitare il suo amico Franz Liszt. Ho il compito di accompagnarla fino a Weimar».

L’uomo mi fece le ultime raccomandazioni con espressione grave:

«Durante il viaggio, si metta rannicchiato tra un sedile e l’altro della diligenza. Attenzione maestro Wagner. Ne va di mezzo la sua libertà, ma soprattutto la sua vita».

La Kreutzgasse, nonostante la vicinanza al Campanile della Croce, da cui avevo osservato gli spostamenti delle truppe d’assalto, era stranamente libera da ostacoli. Il mio salvatore sapeva quel che faceva. La polizia prussiana, in perfetto assetto di guerra, non osava fermarlo. Doveva essere un alto funzionario del ministero. Con estrema sicurezza riuscì a superare tutti i posti di blocco. Ogni volta che sentivo le urla della polizia:

«Achtung, si faccia riconoscere», chiedevo aiuto a Wotan, il signore del Walhalla. Fu un viaggio interminabile. Verso il tramonto arrivammo alla città di Altenburg, ove facemmo una sosta presso una locanda chiamata l’Orso Bianco. La tensione insopportabile mi aveva chiuso lo stomaco. Bevvi, più che altro.

Durante la notte non riuscii a chiudere occhio. Ritornava alla mia mente il volto di Minna, che aveva cercato invano di chiudermi in camera, affinché evitassi i pericoli della guerra. Ricordo il suo pianto isterico al di là della porta, mentre scendevo dai cornicioni del palazzo. Ripensavo all’amico e architetto Semper, che aveva appoggiato le mie idee di rinnovamento dell’opera tedesca. Rivedevo il teatro di corte che bruciava in un rogo profetico, mentre le nostre fiaccole si agitavano circolarmente in segno di buon auspicio. Mi risuonavano senza sosta le parole di Bakunin, che aveva previsto il fallimento della nostra sommossa.

Mia moglie, del resto, era al sicuro a Chemnitz con le nipotine Clara e Ottilia. La mia attività oratoria ed organizzativa, i manifesti appesi sulle barricate avevano fatto spiccare un mandato di cattura nei miei confronti. Ero ormai diventato un criminale proscritto in fuga dalla giustizia.

Per uno strano destino, che già altre volte mi aveva preservato da sventure sicure, ero rimasto a Dresda. Adesso il mio angelo custode mi aveva condotto ad Altenburg e da lì avrei preso una corriera postale per Weimar. Fu un viaggio molto travagliato, poiché il cocchiere fece le più impreviste deviazioni per evitare controlli che avrebbero messo in pericolo la mia persona. Finalmente a Weimar, mi abbracciai con Franz, che non ebbe altra cura che quella della mia incolumità.

«Sono stato in pensiero per te tutta la notte» mi disse con il volto visibilmente stanco e commosso. «Non c’è tempo da perdere. Neppure qui in Turingia sei al sicuro. Temo che il re di Sassonia chieda la tua estradizione al nostro principe». 

 

 

(...)

 

4.UN RE PER AMICO

 

 

La verità che rende liberi gli uomini

è per lo più la verità

che gli uomini preferiscono non sentire.

Herbert Agar

 

 

La pazzia è il sogno

di chi è sveglio.

Richard Wagner

 

 

Arrivai nei pressi del maniero nel primo pomeriggio ed il paesaggio che si svelò ai miei occhi era sbalorditivo. Su una piccola altura verdeggiante, cinta da imponenti rilievi, ricoperti da una natura incontaminata, si ergeva, tra due specchi d’acqua rilucenti, il castello, dall’aspetto di una roccaforte medievale. Circondato da basse mura merlate, l’edificio s’inseriva armonicamente nel suggestivo scenario rigoglioso. La costruzione presentava una forma quadrangolare con quattro torri coronate da merli, poste agli angoli. Al centro, sulla parte più alta del tetto, un immobile cigno bianco vegliava sul luogo fiabesco e sul mio re. In realtà il castello, le dépendance con le loro diverse altezze e i loro tetti spioventi, le varie torrette con tetti a guglie e l’abbondanza di merlature ovunque donavano un aspetto asimmetrico all’intero agglomerato, e credo che fosse proprio questa sua disuguaglianza a renderlo tanto affascinante e magico.

 

 

 

 

Fig 52. Hohenschwangau ©

 

 

 

La carrozza passò attraverso diversi portali. Il primo era decorato con stemmi raffiguranti il leone palatino della casa dei Wittelsbach, il secondo era sovrastato da una costruzione a tre piani, coronata da una grande terrazza. Sul primo piano di questa struttura, una finestra a trafori, più grande delle altre, era affiancata da due sculture di cavalieri che reggevano degli stendardi. Sopra la finestra era dipinto un elmo con il leone e lo stemma della Baviera. Situata sopra la volta, c’era pure una lapide di marmo con alcune scritte a caratteri dorati, ma l’andatura dei cavalli era troppo veloce e riuscii a leggere soltanto il nome Maximilian, padre di Ludwig. Sulla sinistra notai una piccola piattaforma panoramica e, dopo aver oltrepassato un altro arco, giungemmo nel cortile antistante l’entrata. Riconobbi uno dei più fedeli domestici del re, che dopo un breve inchino mi disse che Sua Maestà era impaziente di vedermi. Quasi ci precipitammo verso il portale d’ingresso, ma nonostante la fretta, non potei fare a meno di notare la ricca ornamentazione sia della scalinata, sia della porta principale. In particolare, in cima a quest’ultima, mi colpì un rilievo in pietra che raffigurava un nido con quattro cigni posti ai piedi di una corona. Superata una lunga sala, divisa in due navate da una fila centrale di colonne, imboccammo frettolosamente la tromba delle scale. 

 

(...)

 

 

Decidemmo poi di uscire a cavallo per godere dell’aria tiepida del meriggio. I puledri che cavalcavamo erano particolarmente vivaci e bellissimi nelle loro forme slanciate, dei purosangue dal manto lucido e corvino. Galoppammo fino al lago Schwansee, il più piccolo dei due che si distendono ai piedi del maniero. Dopo aver attraversato un fitto bosco, si aprì una radura di fili d’erba appena spuntati. Costeggiammo il lago andando al passo. Ammirammo i volatili del luogo: i variopinti pavoni, le simpatiche anatre e i timidi fagiani dorati. Nelle vicinanze scorgemmo gli inservienti del re che andavano a caccia per preparare una cena a base di selvaggina. Facemmo una sosta nella curva antistante il castello. Ludwig scese da cavallo, si tolse l’uniforme e si tuffò in acqua nuotando come un agile delfino. Questa sua abilità mi era del tutto ignota. Mi chiamò a gran voce chiedendomi di fargli compagnia. Ma come ai felini, gli specchi d’acqua m’incutevano un certo timore. Perciò mi sedetti sulla riva e potei contemplare le vette dal taglio aguzzo, sulle quali vi era ancora la neve. Poi giunsero alcuni paggi con candidi asciugamani per avvolgere il corpo infreddolito del sovrano. Si era ormai sul far della sera, e un’umida nebbia iniziò a scendere dalle vallate circostanti. Pertanto dovemmo rientrare.

La cena fu un susseguirsi di pietanze prelibate, minestre di patate e zucca, cacciagione accompagnata da salsa di mirtilli, diversi tipi di dolci alle bacche rosse, alle mele e ai frutti di bosco. La serata fu molto divertente e spensierata. Improvvisammo una breve commedia, inventata al momento, alla quale parteciparono anche alcuni servitori. E cantammo a squarciagola fino a notte fonda. Infine ognuno si ritirò nelle proprie stanze e, nonostante la lieta giornata, la preoccupazione per il mio re non mi abbandonò.

 

 

(...)

 

 

5.IL RE CIGNO VITTIMA DI UN COMPLOTTO

 

 

Una bugia raccontata

un numero sufficiente di volte

diventa una verità.

Lenin

 

 

(...)

 

 

Poi Holstein invitò il compagno a sedersi e gli versò da bere. Iniziò così una più che ambigua conversazione, che sapeva di congiura.

«Hai parlato col contadino? Per le scarpe?».

«Sì, certo ha preparato tutto. Aspetta un nostro ordine».

«E Müller? Sarà un problema?».

«Noo, non preoccuparti. È facilmente manovrabile».

«E come la mettiamo con Gudden?».

«È un vecchio stupido, che pensa solo a mettersi in mostra. Segui il protocollo. Non sarà un problema per te, e poi ci sarò io lì vicino».

«E i gendarmi?».

«Li terrò completamente all’oscuro. Saranno occupati in altre mansioni».

«Subito dopo raggiungerò Monaco. Tu penserai al resto. Ah, che cosa ti hanno ordinato? Le maschere o i manichini?».

«Vedremo all’ultimo momento. Questo non è un problema per ora. Ehi, non preoccuparti! Abbiamo predisposto ogni cosa. Nulla può andare storto. Sarà meglio che io vada. Alle sei nel posto stabilito».

«Aspetta! E se dovesse continuare a piovere a dirotto?».

«Gudden sa che deve uscire comunque. Nessun ripensamento».

E così dicendo, Eulenburg si avviò verso l’uscita. In preda allo sconforto tornai allo Schlossberg più in fretta che potei. Malgrado non avessi compreso perfettamente le loro intenzioni, quelle parole mi incutevano una funesta premonizione. In uno dei corridoi incontrai Gudden che parlottava con Zanders.

«Ti permetterò di recarti dal re da solo, ma mi devi promettere che non cederai alle sue richieste. Ho capito che vuole fuggire a tutti i costi. Questo potrebbe essere molto pericoloso per lui».

Il maggiordomo rassicurò il dottore. Lo seguii verso la stanza del re, il quale lo accolse con un dolce sorriso e con occhi scintillanti, come se anticipassero qualche evento felice:

«Avresti mai pensato che sarei stato imprigionato in questo modo?».

«Ho sentito dire che sarà necessario meno tempo per curare Vostra Maestà».

«Lo credi veramente? L’appetito vien mangiando. Mio zio Luitpold troverà la reggenza tanto piacevole che non vorrà mai più rilasciarmi».

Il maggiordomo a quel punto gli porse delle carte. C’era un biglietto di Sissi, l’imperatrice d’Austria. Riuscii a sbirciare il messaggio “Tre canoe ti attendono vicino alla riva per accompagnarti a Roseninsel. Per ogni evenienza ci sarà il pescatore Lidl che ti aspetterà nascosto fra i cespugli del lago, di fronte alla panchina che costeggia il viottolo che porta a Leoni”.

 

 

(...)

 

 

7.SGUARDO AL FUTURO
NEL BICENTENARIO DELLA MIA NASCITA

Il pianeta Terra è il manicomio
in cui il resto dell’universo
manda i suoi matti.
Voltaire
(... a metà capitolo)



«Ma è terribile! Lei mi sta dicendo che delle invisibili ricetrasmittenti potrebbero essere introdotte obbligatoriamente nel nostro corpo, per controllarci la mente e il comportamento?».
«Purtroppo è tutto vero. Il fine ultimo è il dominio sull’intero pianeta. Ho letto che sarà istituito un esercito mondiale che chiameranno PIOR, Pulizia Infrangitori di Ordini e Regole. A tale forma di controllo sociale verrà affiancata la BIMF, Banca Internazionale della Moneta Fittizia. I soldi diventeranno puri numeri digitati su un computer centrale, saranno virtuali e – come le dicevo – leggibili soltanto mediante quel minuscolo congegno elettronico. Lo collocheranno all’altezza del polso, nella parte interna, e sarà la nostra più grande disgrazia: uno strumento di controllo perfetto. Spierà, ascolterà, vedrà e registrerà, mandando tutte le informazioni al CPP, Centro Parole Proibite, un congegno che riconoscerà i termini pericolosi, come ad esempio sciopero, sovversione, ribellione e tutte quelle espressioni contrarie al potere costituito. Attiverà nell’individuo che le pronuncia una sorveglianza totale, alla quale seguiranno le prime minacce. Il suo conto virtuale sarà azzerato. Immagini, un attimo prima poteva permettersi ogni cosa, facendo scorrere il suo polso davanti ai registratori di cassa e, subito dopo, come nel più terribile incubo, non potrà comprare alcunché. Le sarà negato anche il cibo e l’acqua, gestita da compagnie private, tese soltanto al profitto. Deve sapere che ognuno di noi ha una frequenza cerebrale, simile alle impronte digitali: non ve n’è una uguale in tutto il pianeta. La mappatura e la riconoscibilità saranno pertanto globali. In segreto stanno sperimentando il microchip attivo, ossia un congegno in grado di stimolare l’encefalo per ottenere una risposta biocomportamentale idonea al potere. Come può ben comprendere, la democrazia e la privacy dei cittadini di oggi sono una vera fandonia. Guerre e stragi potranno essere gestite a distanza con tali Cybersoldati con corpo umano ma senz’anima che compiranno ogni sorta di eccidio senza provare alcun sentimento».
Fig 123. Busto di un Cybersoldato
Ero inorridito, atterrito. Non avevo compreso il significato di tutte le parole, ma il contenuto e soprattutto le finalità erano più che evidenti. Sembrava prospettarsi la fine del mondo! Quale sciagura aveva colpito in modo così agghiacciante l’umanità? Chiesi, allora, con maggiore interesse:
«Gentile signore, ma come mai tutte queste persone continuano a divertirsi imperterrite: passeggiano, fanno compere, si fermano alle locande e non c’è nessun moto rivoluzionario in atto? Non vedo barricate, né striscioni inneggianti alla libertà e alla salute, non vedo manifestazioni, né gente armata che lotta per il futuro dei propri figli. Che diavolo di mondo è questo? I giovani sono tutti sotto l’effetto della morfina?».
Pensai ai nostri moti di Dresda, scatenati semplicemente perché una casta aristocratica sfruttava il popolo. Ma qui siamo ben oltre, i motivi sono infiniti. La casta si è rafforzata oltremodo per mezzo di una tecnologia avanzatissima ed ha il potere di vita e di morte sulla gente. Sembrava il medioevo prossimo venturo.
Il simpatico signore, notando la mia grande attenzione nei confronti di simili argomentazioni o forse trovando in me un taciturno interlocutore, desideroso di ascoltare le sue apocalittiche visioni, m’invitò a passeggiare per poterle approfondire. Accettai di buon grado ed egli rispose alla mia domanda.
«La colpa, caro mio, è di quel maledetto mezzo d’informazione, anzi di disinformazione, chiamato televisione, che condiziona l’opinione pubblica, mostra solo ciò che conviene alle lobbies di potere riuscendo a denigrare i cosiddetti nemici con false accuse. E la maggior parte della gente si fa abbindolare senza rendersene conto. Hanno creato ad arte spettacoli per marionette e giovani mummie, ipnotizzate e domate da cabaret, trasmissioni demenziali, programmi farsa, disinformatori scientifici e medici prezzolati dall’industria farmaceutica. In questo modo il Governo Ombra agisce indisturbato. La precarietà del lavoro dilaga, i disoccupati si moltiplicano, le tasse aumentano convulsamente, le pensioni diminuiscono, lo stato sociale è sparito del tutto. Addirittura sono state create spaventose crisi finanziarie internazionali e la povertà sta iniziando a diffondersi ovunque. L’obiettivo - a breve termine - del Governo Ombra è quello di costituire un unico gigantesco stato, guidato da un presidente assolutista con un immenso esercito a difesa del potere dittatoriale».
«Ma è possibile che proprio nessuno si accorga di queste manovre tiranniche?».
«A dire il vero ci sono i Neuroformatori, perfettamente al corrente di questi giochi meschini...

 

 

 

(...)

 

 

David Icke, giornalista e politologo inglese, afferma che il cibo geneticamente modificato ha lo scopo di mutarci a livello genetico. Viene apparentemente venduto per “nutrire il mondo”, in quanto più resistente, mentre sarebbe molto più accurato dire per “compiere un omicidio di massa”. La Monsanto, produttrice leader degli OGM, ha piazzato i suoi “ex” dipendenti nei posti chiave delle agenzie governative che presumibilmente dovrebbero vigilare sulla congiura biotecnologica… Tra la Monsanto e i governi c’è una specie di porta girevole che permette a questa multinazionale di dettare legge e di bloccare ogni tipo di controllo sulle sue attività. Gli OGM oltretutto rendono inefficaci gli antibiotici, poiché batteri e virus si stanno rafforzando. Il cibo OGM, contenendo retro-virus transgenici, può provocare tumori maligni come il cancro o la leucemia.

 

(...)