RECENSIONE DI

 

ALL’ORIGINE FU LA VIBRAZIONE

 

 

Leggi nascoste collegano tutte le nostre esperienze fisiche livelli energeticipiù eterei e sottili.

Una lettura vibrazionale dell’Universo esisteva

nelle antiche culture millenarie dell’Egitto prefaraonico e della civilissima

Sumer predinastica, una visione altamente scientifica e persino avveniristica.

Il ricercatore, fisico ed esoterista John Worrell Keely scriveva nel 1894:

Se comprendi la musica, comprendi la storia. Se conosci la musica,

conosci la matematica. Se impari la musica, impari tutto ciò che c’è da imparare,

eccetto una cosa: LA CATTIVERIA.

 

Quando i Pitagorici si riferivano all’Harmonia del Cosmo, era solo una metafora o una formula scientifica, occultata dietro un simbolismo mistico? La scienza ufficiale è zeppa di bugie clamorose, calcoli corretti, solo un pochino! giusto per essere esatti, da Galileo a Newton, da Einstein a Emilio Segrè. E tutto ciò per nasconderci la verità.

La “materia” non esiste, è solo un’oscillazione più lenta. Il Tempo è solo un trucco dell’Eternità, affinché gli eventi non accadano tutti nello stesso istante. C’è un modo di produrre energia mediante apparecchiature frequenziali, collegate a sistemi antigravitazionali e quindi ai viaggi nel tempo? È possibile influire sulla risonanza del DNA con frequenze modulate per correggere malattie genetiche? Bloccare le nuove vie della folle ricerca eretica, animate dall’amore per lo studio dei segreti dell’Universo, significa impoverire l’intera umanità e tenerla legata a produzioni energetiche autodistruttive, obsolete e paleolitiche, che stanno annientando il pianeta.

DALL’INTRODUZIONE DI

ALL’ORIGINE FU LA VIBRAZIONE

 

L’uomo trova ciò che vuole. Dipende dalla cablatura del suo cervello. Di conseguenza, costruisce delle macchine per vedere ciò che ha immaginato in base alle proprie convinzioni. Ma tutto esiste, tutto è compresente. Miliardi di frequenze, di cui noi percepiamo soltanto una, quella materiale, deperibile fino all’indecenza. Perciò il matematico, esoterista e veggente del XVIII secolo, Emanuel Swedenborg, sostiene che

“I pensieri sono tanto più finiti e ristretti quanto più dipendono da spazio, tempo e cose materiali, mentre sono tanto più infiniti ed estesi quanto più se ne liberano, perché allora il mentale si eleva al di sopra delle cose mondane e corporali”.

Di solito si pensa che il tempo scorra quasi come una retta omogenea. Eppure il tempo è una delle manifestazioni distorte degli altri sistemi concomitanti. In verità il tempo-spazio è almeno esadimensionale. È pieno di curve, di bolle, di cunicoli, di labirinti antigravitazionali, quelli che potrebbero essere adoperati per viaggiare nel tempo da una costellazione all’altra. Eppure siamo portati a pensare che il tempo sia unidimensionale e perfettamente uniforme, lineare. Nient’affatto. È complicato come una sorta di dedalo di Minosse (metafora che si riferisce all’Iperspazio, agli universi paralleli, perpendicolari e sferici).

Le leggi della fisica vanno studiate nel loro ambiente naturale, la vita, altrimenti mostreranno la loro parte peggiore, il lato oscuro di una forza avversa. Ma è tutta colpa di una metodologia di studio che è più attinente ai cacciatori di frodo che alla filosofia della conoscenza. Un cinghiale morto non ha più abitudini, non può più muoversi. Un ghepardo in gabbia perde la sua magnificenza e splendore. Non può più mostrare, come fa nelle savane dell’Africa, il suo incredibile scatto e la sua meravigliosa velocità. Peter Freund, docente di fisica teorica presso l’Istituto Enrico Fermi dell’Università di Chicago, al riguardo afferma che:

“L’habitat naturale delle leggi della fisica è lo spazio-tempo delle dimensioni superiori. Fatto sta che possiamo misurare le leggi della fisica solo dopo averle imprigionate e ridotte nello spazio angusto, nella gabbia del nostro laboratorio tridimensionale. Ciò che contempliamo del ghepardo ha però perso la grazia e la bellezza originaria”[1].

La nostra vita è troppo breve, perché si possa quantificare il respiro del Cosmo. Non è questione di apparecchiature, ma d’interrelazione vibratoria degli astri, della Terra e dell’uomo. Tutto ciò che vive è imprevedibile, sfugge ad ogni tipo di “mappatura”, condotta con i calcoli logici e localizzati nel tempo e nello spazio. La riflessione su periodi brevi non può essere applicata a strutture incommensurabilmente grandi o piccole.

 

 

 



[1] Cit. in: Michio Kaku, Iperspazio, Diegaro di Cesena (FC), Macroedizioni, 2002, 33.

Ci servono equazioni variabili, stabilite su principi eternamente divenienti, come accade nella teoria delle funzioni armonistiche, adoperate in analisi musicale. Queste potrebbero essere unite alle funzioni della fisica e della matematica. Si unificherebbero così - in maniera organica - la precisione di queste ultime e l’incantevole grazia delle prime. Ed anche allora, bisognerà tenere sempre a mente, che l’indagine riguarda soltanto una parte di un tutto ben più vasto, di cui si cerca la formula primigenia. Riusciremo mai a trovarla?

Se tutte le scienze, le arti e le filosofie collaboreranno insieme, forse sì. La matematica e la fisica da sole, certamente non ne saranno capaci. Sono in una fase di stallo, nessuno può negarlo! Ancora una volta può soccorrerci un’antica conoscenza, di origine egizia: il Simbolismo Harmonikale.

Il Simbolismo Harmonikale è il codice di lettura dell’immanenza spirituale e materiale. Questa scienza integrale, se adeguatamente attualizzata, assumerà i contorni di una parabola evoluistica, che scardinerà i limiti ingannevoli fra realtà ed apparenza. Essa si basa sul divenire della vita e sulle sue funzioni fluttuanti. Rifugge dai calcoli fissi e si affida alle analogie qualitative. Ama farsi guidare dal principio della risonanza musicale ed individua le forme tridimensionali come calco solido di altri mondi eterei. Considera la spirale fonica un’energia che informa il nostro sistema fisico. Ogni cosa, ogni formulario esoterico, ogni sistema aggregativo e disgregativo diviene così immanente visione multicomprensiva fra passato e futuro, tra micro e macrocosmo, fra natura ed artificio. Al centro della concezione Harmonikale si situa l’uomo con le sue capacità discrezionali e la sua sensibilità, sottoposte anch’esse - comunque - alle stesse leggi frattali, stocastiche e ricorsive. Iniziò Pitagora di Samo (2500 anni fa) a recuperare a piene mani quell’insegnamento egizio, che unisce bellezza e matematica, fisica e musica, calcolo e vita.

 

Per tali motivi auspichiamo che le generazioni future recuperino tale organicismo ed universalismo cognitivo, giacché le migliori scoperte si compiono proprio sul limitare delle varie branche del sapere e delle varie arti. Allora forse, per brevi attimi, fra scienza e astronomia, medicina e geometria, musica e pittura, arriveremo a scorgere quelle leggi universali, di cui siamo l’espressione. Unicamente l’Intendimento della logica e la Meditazione dello spirito - ovvero l’Intelligenza del Cuore in Harmonia con la Ragione - potranno intravedere il sentiero che conduce al luogo che non si conosce. Il Cosmo ha per ognuno di noi, limiti apparenti.

Pure nel presente scritto, abbiamo riportato altre corrispondenze universali, che rientrano in quelle costanti che regolano il nostro universo elettromagnetico. Del resto, è inevitabile rimarcare un fatto ovvio: vivere in una bolla spaziotemporale, definita da certi schemi, provoca la loro presenza in qualunque aspetto della nostra realtà. Anzi, rilevarne i parametri con ogni mezzo delle varie branche del sapere dovrebbe essere una sicura prospettiva verso la conoscenza ultima. Ma, affinché tale visione sia vincente, bisogna auspicare che lo studio sulla conformazione e sulle leggi fondamentali del suono diventi una prassi d’indagine corrente. Un simile modo d’agire darà luogo alla Fisica Vibrazionale e alla sua visione organicistica. Essa dovrà stringere - in un unico abbraccio - la multidimensionalità del micro e del macrofisico, come manifestazioni diverse di un’unica formula primordiale.

È solo in questa ottica che si può comprendere l’essenza della Gravità. Come facevano gli scienziati delle civiltà arcaiche e preistoriche, ragioneremo per analogia, introducendo nel nostro modo di procedere - con l’intelligenza del cuore e della mente - i simbolismi mitici che nascondono il più delle volte equazioni matematiche. E faremo riferimento alle correlazioni tra suono e numero, fra la matrice virtuale ed i suoi aspetti fluttuanti “implicati”. Evidenzieremo l’immagine del tempo, in quanto interferenza d’onda tra passato e futuro. Auspicheremo l’equilibrio delle energie sottili, tramite il Canto Harmonico. Teorizzeremo la produzione di energia mediante dispositivi frequenziali, collegati allo sviluppo di apparecchiature antigravitazionali e quindi ai viaggi nel tempo. Accenneremo alla possibilità di influire sulla risonanza del DNA, allo studio di sistemi analogici che comprendano le strutture minime della “materia” come oscillazioni di corde. Per fare questo, però, abbiamo bisogno di conoscere a fondo la conformazione del suono, i suoi costituenti basilari, i suoi legami col numero.

Da Newton ad Einstein, la scienza meccanicistica ha fondato il suo sistema d’indagine sul principio apparente di massa “in contrasto” all’energia (come dire che i toni e le loro armoniche risultanti siano cose diverse e non interdipendenti). Ma l’energia non è che la materia liberata, come la massa è soltanto una vibrazione più lenta, interpretata dal nostro cervello come oggetto percepibile (Matrix). La massa, pertanto, in un nuovo paradigma unificante della fisica, deve essere considerata nient’altro che la forza cristallizzata, come l’architettura è musica pietrificata, ove l’oscillazione – sempre presente – sfugge ai nostri sensi. Le molecole sono quanti d’energie vibranti, sono microcorde oscillanti e non palle da biliardo, come ci vengono proposte dalla fisica tradizionale. La “materia”, pertanto, è un ulteriore campo fluttuante. È un livello vibrazionale più basso dell’energia, mentre questa ne rappresenta il livello più alto.

PERCIÒ ABBIAMO PROPOSTO UNA NUOVA FORMULA DELL’ENERGIA, FINALMENTE OMNICOPRENSIVA, DIVENIENTE, MOBILE, FLUTTUANTE SECONDO I CANONI DELLA VITA, DELLA NATURA E DEL COSMO.

PERCIÒ UNA SPIEGAZIONE RIGUARDANTE L’ESSENZA DELLA GRAVITÀ E LA PRODUZIONE DI ENERGIA PULITA MEDIANTE L’IMPIEGO DI ULTRASUONI, CHE POSSONO PROVOCARE FACILMENTE LA FUSIONE NUCLEARE SENZA SCORIE E FREE ENERGY.

Recensione del libro da leggere e da ascoltare

 

 

I FIGLI DELLA SFINGE

 

 

Quando gli Dèi scesero sulla Terra

 

 

 

DIARIO DI BORDO DI UN VIAGGIO SPAZIOTEMPORALE

 

Pubblicato dalla

 

BASTOGI EDITRICE ITALIANA

€ 20 – pp. 160, 101 ill. bianco e nero

e 16 a colori, più un CD da 76 min

 

Bastogi Editrice Italiana

v. Zara 47 – 71100 Foggia

TEL: 0881/725070; FAX: 0881/728119

E-MAIL: bastogi@tiscali.it;

SITO INTERNET: www.bastogi.it

 

Da un’idea originale di

ALESSIO DI BENEDETTO

 

Musiche di

Filippo D’Eliso

 

Una saga incantevole sulla costruzione dell’Uomo. Una storia fantastica, occultata dai potenti della Terra. Una verità ancestrale, mirabilmente scritta nel nostro codice genetico. Era il tempo in cui gli Egizi scesero sulla Terra, a causa di una guerra nucleare, scoppiata nella loro costellazione del Cane Maggiore o Anubi. Alcuni atterrarono, con le navi spaziali, nella Piana di Giza. Qui costruirono le piramidi, frutto della splendente ed inspiegabile civiltà del Nilo. A narrare questi fatti è il Gran Sacerdote, maestro di Pitagora presso l’Università di Menfis, una delle più rinomate del mondo antico. Una commedia multimediale che segue le tecniche dell’antica tragedia greca. Incantevoli danzatrici si muovono tra cattedrali di luci, odori, fumi, suoni, toccamenti e proiezioni olografiche.

L’argomento più entusiasmante è la vera storia sull’origine dell’Uomo Pensante (Homo Sapiens), realizzato mediante un processo d’ingegneria genetica, avvenuto 336.000 anni fa. Il mistero dell’epopea è svelato a Menfis, città sacra dell’Egitto Faraonico. L’esposizione si svolge sotto forma di dialogo (la semplicità è il principio della comprensione). La vicenda è ambientata nel 555 a. C. Gl’interpreti principali sono Pitagora ed il Gran Sacerdote. Essi hanno il dono della preveggenza e la divina capacità di ricordare le esistenze precedenti. Risultato finale è un’illuminazione totale sull’origine e sul destino dell’Uomo. Parsifal, Mago Merlino, Vivian ed Alessandro Magno rivelano i segreti del Sangue Reale o Graal. Emergono così, dalla narrazione principale, altri ricordi, legati tra loro da un filo rosso: il tragico episodio d’Ipazia, filosofa e matematica, nonché docente presso l’Università di Alessandria in Egitto. Personaggi storici, quali Giamblico, Zarlino, Keplero, Thimus, J. S. Bach e Kayser sono evocati dal futuro come in una predizione delfica, che legge nella Ram Univrersale la storia cosmica a venire. Tutti insieme, in un meraviglioso teatro globale, discutono sulla liceità delle avanguardie, che distruggeranno, durante il XX secolo dell’era volgare, ogni forma d’arte.

 

LA LETTURA VA ACCOMPAGNATA DALLE MUSICHE PRESENTI NEL CD ALLEGATO, NEI PUNTI DI VOLTA IN VOLTA INDICATI NELLA VARIE SCENE, QUINDI UN LIBRO DA LEGGERE E DA ASCOLTARE.

 

Un invito a riflettere sui misteri dell’evoluzione. Una ricostruzione spettacolare dell’incredibile origine dell’Uomo Pensante (Homo Sapiens). In quel tempo, gli Anunnaki, una razza extraterrestre, approdarono con le loro navi spaziali nel Golfo Persico, alla foce del Tigri e dell’Eufrate.

Un modo favoloso per risvegliare il nostro cervello, ormai assopito e placato da storie false e bugiarde. Vogliamo per caso continuare, per trarci balordamente d’impaccio, a ripetere quell’antica favola che l’Uomo derivi dalla scimmia?

Poche domande per comprendere il problema. Che cosa vuol dire mai che l’Uomo contiene, nel suo DNA, 223 geni, assenti da qualsiasi altro essere vivente sulla Terra?

Onestà imporrebbe di gridarlo ad alta voce: quei 223 geni sono il prodotto della manipolazione genetica, compiuta da razze superiori, provenienti da altri corpi celesti.

Un Disco Volante mastodontico domina la piana di Giza, ove le piramidi sembrano piccole navi spaziali. Dal centro del suo portello d’ingresso, pende un enorme DNA. Si tinge dei colori dell’arcobaleno. Dai suoi oblò escono raggi luminosi che riproducono filmati d’epoche diverse su schermi virtuali. Si apre così il Sigillo dell’astronave: il Sigillo della vita sulla Terra.

 

I FIGLI DELLA SFINGE

CD MUSICALE

 

Traccia 1: I suoni dell’Astronave (Danza dell’inseminazione)

Traccia 2: L’Egitto dei Faraoni (Ai piedi delle Piramidi)

Traccia 3: La catastrofe del Canis Major

Traccia 4: Plagio mentale

Traccia 5: Paganesimo trionfante

Traccia 6: Tristezza del monoteismo

Traccia 7: Organismo cosmico (Danza dell’Harmonia)

Traccia 8: Canto di Dioniso-La rete invisibile della Musica (Danza dei colori e del pubblico)

Traccia 9: Homo Sapiens Sapiens (Il cerchio della danza)

Traccia 10: Keplero e l’Harmonia delle Sfere (Danza del sistema solare)

Traccia 11: INTERLUDIO ORCHESTRALE, La rete infinita della vita (Balletto)

Traccia 12: I tunnel del tempo

Traccia 13: Harmonia universale (Intelligenza del cuore)

Traccia 14: I falsi profeti dell’Arte

Traccia 15: Il Graal (Balletto finale) La Ruota cosmica

 

 

 

 

 

 

Marduk, figlio di Enki-Ea disse:

“Io porterò all’esistenza un robot: il suo nome sarà ‘Uomo’…

Sarà incaricato di servire gli dèi,

che saranno così alleviati dalle loro fatiche”.

Tavolette Sumeriche

 

 

 

 

 

 

Gli dèi del cielo

erano discesi sulla Terra

dal Disco Celeste.

Manetho, Storia dell’Egitto

PRELUDIO

 

Un nuovo modello dell’Universo

 al di là della Terra Fertile

 

Non ha alcun senso

se l’uomo

derivi o meno dalla scimmia,

l’importante è

che non torni ad esserlo.

Richard Wagner

 

 

           

            Vogliamo per caso continuare, per trarci balordamente d’impaccio, a ripetere quell’antica favola che l’Uomo derivi dalla scimmia? Chiunque sia scevro da qualsiasi pregiudizio, sa benissimo che nessun primate, anche se amorevolmente educato, si è mai evoluto di un minimo apprezzabile!

            Vi è mai capitato di vedere scimpanzé alle prese con scuole ed ospedali? E perché i nostri cugini più stretti non discutono di estetica? Perché, quantomeno, non giocano a calcio? Perché non organizzano dei tornei?

            Non vogliamo affatto negare le più che evidenti analogie fisiche tra noi e loro. Eppure, di là dalle apparenze, un abisso incolmabile separa il nostro intelletto dal loro cervello! La dottrina accademica, però, ama muoversi in un campo minato. Le contraddizioni sono il suo pane quotidiano. Poveri ciechi che vogliono fare le olimpiadi di tiro a segno. Li attende, però, la gran risata degli Dèi.

Non è buffo e sconclusionato pensare di essere i soli abitanti dell’universo? Non è illogico affermare che siamo stati creati ad immagine e somiglianza di un dio personale? Non è insopportabilmente irrazionale immaginare di essere gli unici e diretti interlocutori dell’insondabile divinità?

Seicento milioni di Soli cantano la dolce Harmonia della Via Lattea, mentre 382 milioni di pianeti sono ad una distanza media da quelle vivide stelle. Ma quanti miliardi di galassie esistono nel nostro Cosmo visibile? Ed in quello invisibile? E nel mondo dell’antimateria? Lasciamo stare, la mano non può comprendere il cervello che la muove.

Un’analogia a noi più prossima, potrebbe forse chiarire il concetto. Quanti uomini primitivi sono spesso vissuti, nella loro valle incantata, senza mai sospettare dell’esistenza d’altri abitanti nel nostro pianeta? E noi vorremmo commettere lo stesso sciocco errore?

Noi, formicaio impazzito e sperduto in una landa deserta, noi che crediamo di essere al centro dell’attenzione cosmica? Noi, il centro della Terra, della Via Lattea e dell’Universo? Quanta stupida presunzione! Quanta perversione mentale. Quanta prosopopea emerge da simili concetti!

Una volta tanto, siamo più umili e più onesti con noi stessi. Per favore, non cadiamo nel ridicolo. Un minimo di principio di realtà va sempre rispettato. Facciamo, allora, un’ipotesi verosimile. Se quel formicaio dovesse sparire, per una piccola ed imprevedibile inondazione, nessuno se n’accorgerebbe mai. Nessuno sospetterebbe la sua precedente esistenza. Fuor di metafora, se la Terra, con tutto il sistema solare, dovesse andare in frantumi, il Cosmo non avvertirebbe il benché minimo fruscio.

Essere o non essere non è affatto un problema. Essere o non essere, qui ed ora, non ha alcun senso! Pure questo è un dato di fatto scientifico: se non siamo qui, possiamo essere negli infiniti universi paralleli. Il cosmo a sole 12 dimensioni? Quante realtà negli innumerabili mondi visibili ed invisibili! È solo questione di frequenza vibratoria.

Tutto ciò che esiste vibra[1], emettendo dei suoni. Il fatto che l’orecchio umano, per lo più non li senta, la dice lunga sull’apparenza di questo mondo quadridimensionale. Siamo dei sordi in uno spazio cantante, zeppo d’ogni tipo di vibrazioni. Un esempio per tutti. Il falco riesce a ghermire al volo, con tutta tranquillità, la velocissima trota, mentre l’occhio umano la vede appena. La spiegazione è semplice: nel cervello di tutti gli esseri viventi risuona il cosiddetto “ritmo alfa”. Esso rappresenta una sorta di scorrimento temporale della pellicola percettiva. Ebbene, il falco ha un ritmo alfa otto volte più veloce di quello umano. La sua pellicola fluisce, pertanto, otto volte più rapida. Di conseguenza, le sue percezioni sono rallentate della stessa misura. Anche per noi, in simili condizioni, sarebbe un giochino da nulla acchiappare al volo le trote mentre, illuminate dai raggi dorati del sole, saltano in uno specchio d’acqua.

Il tempo quotidiano è solo un trucco dell’eternità, affinché tutti gli eventi possibili non accadano contemporaneamente. Il tempo che scorre in avanti, che illusione bizzarra. In verità, il tempo cosmico esiste già tutto. Esso contiene già il filmato della nostra vita. Tale filmato attende di essere letto dalla nostra Mente che mente, dalla nostra Mente localizzata. E il fatto che inizi la lettura, è solo una delle tante realtà eventuali, negli infiniti universi vibrazionali, dettati da ritmi alfa individuali. Platone chiamava questa prigione, costituita da sensazioni fallaci, Caverna. Gli scienziati, oggi, la chiamano campo elettromagnetico e gravitazionale.

Noi matrice digitale. Noi proiezione di un’onda cerebrale. Noi terminali di un Gran Teatro Cosmico. Noi che crediamo di vivere in uno spazio-tempo a quattro dimensioni. Quanta miseria!

 

Torniamo, però, al concetto di evoluzione. Non per infierire, ma perché è faticoso scalzare quasi due secoli di menzogne. Presso i più seri genetisti e biochimici del III millennio, la teoria dell’evoluzione è ormai divenuta una barzelletta da circo. E pensare che è stata applicata addirittura all’arte. Quanta balordaggine! Un quadro di Picasso più evoluto degli affreschi di Raffaello? Per gli scimpanzé sarà certamente così (v. Scena VI). E tutto ciò non lo si afferma in nome del creazionismo, anch’esso privo di senso, perché sposterebbe semplicemente la domanda un po’ più indietro nel tempo: chi ha creato dio?

Vogliamo forse che le nuove generazioni continuino a credere a false leggende, propagandate da falsi profeti, per chiari interessi di alcune ideologie dominanti? Non abbiamo alcuna intenzione di assillarvi con disquisizioni antropologiche. Ci accontentiamo della statistica evolutiva. Dall’analisi scientifica degli ultimi 550 milioni d’anni, quella misera teoria pseudoscientifica non ha avuto alcun riscontro nella realtà evolutiva. Gli eventi contingenti non danno mai ragione alle catene darwiniane. Un esempio per tutti: per definizione, “evoluzione” significa mutare gradualmente da uno stadio primigenio a quello attuale. Ed invece, è accaduto proprio il contrario. Smettiamola di mentire, per favore. Sappiamo benissimo oramai, come si sono svolti i fatti. Per quanto ci riguarda, ad una lunghissima fase di stasi, è seguita un’improvvisa esplosione di intelligenze superiori.

Non sono gli eretici ad affermarlo, ma la scienza ufficiale, anche se indirettamente. State a sentire. Il prototipo dell’Uomo Eretto (Homo Erectus) ha trascorso oltre un milione d’anni, o giù di lì, a fare le lance con punte di selce più o meno simili. E durante quel lunghissimo periodo, la tecnica è rimasta quasi la stessa. In seguito, però, come per incanto, è intervenuto un salto improvviso di qualità. Oggi sappiamo che quel miracoloso balzo in avanti avrebbe richiesto alcune centinaia di milioni d’anni, secondo l’ottica evoluzionistica.

Ed invece, tutto accadde, come se misteriosi geni fossero emersi da celestiali universi paralleli. L’Uomo “assetato di conoscenze” fece così il suo ingresso nella ribalta della Terra. E questa divenne all’istante il suo nuovo teatro, dove poter interpretare qualsiasi ruolo. Secondo le migliaia di tavolette sumeriche, ciò accadde 336.000 anni fa.

In quel tempo, gli Anunnaki[2], una razza extraterrestre, approdarono con le loro navi spaziali nel Golfo Persico, alla foce del Tigri e dell’Eufrate. Proprio per questo, il paese paludoso che incontrarono fu chiamato Mesopotamia, ossia “la terra compresa tra i fiumi”. Essi provenivano dal dodicesimo pianeta Nibiru, un corpo celeste che impiegava 3.600 anni per compiere un giro completo intorno al Sole; fondarono le principali città sacre di Sumer: Eridu, Ur, Uruk, Nippur, Babilonia e Ninive (figg. nn° 5-6) e derivarono pure, sembra incredibile, le piante e gli animali domestici da quelli selvatici. Fu nel Giardino botanico di Edin che avvennero simili processi d’ingegneria genetica.

 

 



[1] Alessio Di Benedetto, All’Origine fu la Vibrazione – Nuove e antiche conoscenze – Tra Fisica Esoterismo e Musica, Due Carrare (PD), Nexus edizioni, 2008.

[2] In sumerico AN designa il cielo e KI la Terra. Il temine AN. UNNA. KI, pertanto, vuol dire “Coloro che dal cielo scesero sulla Terra”. Nella Bibbia, scritta dai Leviti, durante la loro permanenza a Babilonia, è impiegato il corrispondente semitico Nefilim con un significato un po’ peggiorativo: “Coloro che dal cielo furono gettati sulla Terra”. Dagli ultimi studi, che hanno interpretato le migliaia di tavolette sumeriche, è emerso – senz’ombra di dubbio – che la Bibbia è una sintesi alquanto stringata, manipolata e cronachistica delle storie niburiane prima e dei Sumeri poi, che abitavano in Mesopotamia, l’odierno Iraq, tanto per intenderci.

Anche in questo caso, fu come se custodi millenari di conoscenze superiori fossero usciti dalle loro università, nascoste nelle viscere della Terra, per portare la pastorizia e l’agricoltura ad uno sviluppo improvviso e stupefacente. Un fulmineo salto qualitativo, senza alcun legame genetico o culturale con le cognizioni precedenti.

In seguito nacquero la scrittura, la matematica, l’astronomia, la filosofia e la religione. La tecnologia degli Anunnaki era, allora, molto più avanzata della nostra attuale. Essi diedero luogo ad una civiltà globalizzata, che si estese - a macchia d’olio - in ogni parte del nostro pianeta, nel corso di 320.000 anni circa.

Poi ci fu, circa 13.000 anni fa, il Diluvio Universale, che distrusse ogni forma di vita, cultura e conoscenze sulla Terra. Gli Anunnaki si salvarono, rifugiandosi nella loro nave madre, orbitante intorno al nostro pianeta. Dovettero, però, rincominciare tutto daccapo. Solo grazie all’amore, che Enki Samael e sua moglie Ninti nutrirono sempre per l’Uomo, si riuscì ad evitare l’oblio totale. Ma non fu per niente facile. Col passare del tempo, i contatti con il loro pianeta di provenienza si fecero sempre più difficoltosi. E trovando belle le figlie degli uomini, gli Anunnaki “videro che erano compatibili. E presero per se stessi delle mogli a loro scelta”.

In un tempo a noi più vicino, 4.032 anni fa, una guerra nucleare interessò le zone comprese fra il Mar Morto e l’altopiano del Sinai, sede del nuovo spazioporto niburiano. I contendenti furono i due fratellastri Anunnaki, Enki Samael ed Enlil Jeowa (JHWH). Essi ambivano al dominio assoluto sul loro pianeta Nibiru e sulla Terra. Un’immane catastrofe si abbatté sulle città a sud della Mesopotamia. Un vento venefico soffiò, infatti, da ovest verso est, come risultato della ricaduta del materiale radioattivo. Ne uscì salva Babilonia, che prese il sopravvento, sotto il dominio assoluto del figlio di Enki, Marduk.

Le divinità principali babilonesi erano Nimrod, Semiramide e Tammuz, una triade che - in seguito - sarebbe diventata la sacra Trinità cattolica. Essi non erano altro che Enki, Ninti e Marduk, oppure, nella tradizione egizia, Osiride, Iside e Horus, ovvero Padre, Madre e Figlio. Qualcuno, però, nella religione cristiana, pensò che forse si potesse benissimo fare a meno della Madre. E la perfezione trinitaria si ridusse a padre, figlio e spirito santo. Il vero “Peccato Originale” fu la soppressione dell’elemento femminile dal Gran Teatro del Mondo. Ciò causò la catastrofica disarmonia e decadenza del genere umano, guidato soltanto dalla logica perversa della fredda scienza utilitaristica e jeowiana: differenziare, uccidere, dividere, specializzare, utilizzare, razionalizzare… invece di riunire, curare, amare, gioire, dare vita e Harmonia.

Del resto, però, nella religione Babilonese, Semiramide, la Regina del Cielo, è tuttavia rappresentata come una colomba con un rametto in bocca, allegorie della verginità e dello spirito santo (simboli della riproduzione in provetta e dell’ingegneria genetica). Inoltre, ella appare con un crocefisso nella mano sinistra, una coppa nella destra e una corona a sette raggi sul capo. Durante la primavera, i Babilonesi celebravano la resurrezione di Tammuz, crocefisso con un agnello ai piedi e deposto in una grotta, dalla quale spariva, quando il terzo giorno la pietra del sepolcro era rimossa.

Il simbolo di Nimrod, dal canto suo, è il Pesce. Tale divinità è pertanto il pescatore d’uomini o Re Pescatore Ea, ossia Enki Samael, il Costruttore dell’Uomo Nuovo. La storia di Tammuz-Dioniso narra che nacque in una grotta, successivamente fu smembrato dai Titani, ed il terzo giorno, resuscitato, ascese al cielo per sedere alla destra del Padre, come uno dei Dodici Grandi.

Straordinarie coincidenze? Oppure i miti narrano sempre delle stesse “divinità”, alle quali le differenti culture e religioni attribuiscono soltanto maschere diverse?

Chi ha orecchi per intendere intenda.

 

Il resto è raccontato nella Commedia Multimediale. Luogo della leggenda è la città sacra di Menfis nel basso Egitto (fig. n° 7).

La narrazione si svolge sotto forma di dialogo. Gl’interpreti principali sono Pitagora ed il Gran Sacerdote. La storia è ambientata nel 555 a. C. I protagonisti hanno il dono della preveggenza. Non manca loro neppure la capacità di ricordare le esistenze precedenti. Risultato finale è un’illuminazione totale sull’origine e sul destino dell’Uomo. S’intrecciano così, alla narrazione principale, altri argomenti fra cui la tragica storia di Ipazia, filosofa e matematica, nonché docente presso l’Università di Alessandria in Egitto.

Altri personaggi, quali Giamblico, Zarlino, Keplero, Thimus, J. S. Bach e Kayser sono evocati dal futuro, come in una predizione delfica, che legge nella Ram Universale la storia cosmica a venire. Tutti insieme, come in un meraviglioso teatro globale, discutono sulla liceità delle avanguardie che distruggeranno, durante il XX secolo dell’era volgare, ogni forma d’arte. In quell’epoca, sotto molti punti di vista maldestra e nefasta, al pittore rimarrà in mano solo una tela bianca, allo scultore una nuda pietra, mentre il musicista orchestrerà i rumori ed i fumi mefitici della società post-industriale.